IL PARERE
Corporativismo...o coraggio delle proprie idee !?
Troppe volte, troppo sovente capita che le persone nascondano la loro incapacità di dare una risposta dietro a frasi fatte o luoghi comuni o peggio ci si affidi a stereotipi e modelli che incanalando il pensiero verso questi ci trae dall'imbarazzo di ragionare o per lo meno di essere razionali e magari dover mettere in discussione le nostre presunte convinzioni che in molti casi sono più suggestioni che profondo convincimento della giustezza del pensiero.
Può sembrare un discorso arzigogolato e forse un po' bizantino, ma sono certo che con un semplice esempio il concetto possa diventare chiaro a tutti; sono sicuro che sia capitato anche a Voi di indicare, nel mezzo di un discorso sulla pulizia delle nostre città, quale esempio da perseguire la Svizzera. Orbene il più delle volte in svizzera chi la cita non ci è mai stato, ma fa riferimento all'immaginario collettivo che la ritrae come uno dei luoghi in cui il senso civico è maggiore e la cosa più divertente, se non fosse riprovevole, è che un secondo dopo aver citato quale esempio la Svizzera noi, si proprio noi, dovendo buttare magari il pacchetto di sigarette vuoto lo appallottoliamo e con mossa decisa e furtiva nello stesso tempo lo gettiamo a terra.
Che ci azzecca col Corporativismo….direbbe un noto personaggio ?! Ci azzecca, ci azzecca diciamo noi ed ora ve lo dimostro.
Nel lessico sindacale ed anche politico quando si "taccia" qualcuno di corporativismo si fa riferimento, forse inconscio, ad un periodo della storia di Italia in cui le Corporazioni hanno avuto e svolto un proprio ruolo e per effetto trascinamento del regime in cui tale ruolo è stato svolto lo si identifica come una "salvaguardia degli interessi di pochi (benestanti) a danno di quello di molti (proletariato)". Conseguentemente con questa forma di pensiero si ricade sul caso citato in epigrafe di questo articolo, cioè è più comodo nascondersi dietro un luogo comune piuttosto che ragionare con la propria testa e, se del caso, rimuovere stereotipi ormai desueti.
Proviamo a fare alcune riflessioni che per motivi di spazio limiteremo ai titoli riservandoci in altra occasione di entrare maggiormente nel merito.
Mi chiedo, la nascita delle prime società di mutuo soccorso alla fine del 1800 cioè in concomitanza con lo sviluppo industriale era una forma di corporativismo ?
"……Le origini delle Società di mutuo soccorso
Le Società di Mutuo Soccorso ebbero un modello storico probabilmente derivato dai "collegia opificum" (associazioni di artigiani) della Roma antica, le quali rappresentarono una forma intelligente di organizzazione proletaria per affrontare i disagi dovuti a malattie, invalidità, guerre, povertà e vecchiaia, e costituirono nel contempo una protezione per diverse categorie professionali, esercenti in epoca imperiale, prima del declino barbarico. " documento tratto dalla rete Internet…
La risposta è fin troppo facile corporativismo e mutuo soccorso sono le facce della stessa medaglia (chi volesse approfondire www.mutuosoccorso.it/storia.html "
eppure nel pensiero comune filtrato e condizionato dalla politica corporazione è riconducibile alla destra e mutuo soccorso alla sinistra, o peggio corporazione è la casta che raggruppa "benestanti" e quindi non può che essere in antitesi con i "lavoratori" ….. anche quando cura i diritti di una parte ben identificata degli stessi lavoratori. (dimostrazione che gli stereotipi rendono miopi o peggio ciechi e sordi alla realtà).
Che dire poi del modello sindacale in genere dove una certa parte è tendenzialmente pronta ad accusare noi dell'ANTEL di essere corporativi (forse perché abbiamo il coraggio di dire chi vogliamo tutelare) e non si pone il problema che le categorie (tessili, pubblici, metalmeccanici, ecc.ecc.) altro non sono che forme di corporazioni, prova ne sia che per poter avere un equilibrio complessivo che eviti le fughe in avanti delle stesse si è dovuto creare un ulteriore livello di azione che è il livello Confederale che dovrebbe svolgere il ruolo di amalgama tra le spinte "corporative" delle singole categorie in una armonizzazione del sistema che non crei privilegi specifici……..
Dico anzi ho detto "dovrebbe" perché, prendiamo ad esempio il pubblico impiego, e ci accorgiamo che pur avendo lo stesso "Padrone" esistono diverse "Categorie" che a fronte di lavori molto simili se non addirittura uguali percepiscono salari molto diversi e sono regolati da norme diverse…. Se questo è amalgama e coordinamento delle esigenze e dei bisogni ….allora esiste qualche sbaglio di impostazione oppure la forza dei numeri delle categorie/corporazioni è così forte da condizionare l'azione di chi dovrebbe sovrintendere allo sviluppo armonico del mondo del lavoro.
Ecco spiegato il motivo per cui da anni noi vogliamo e lottiamo perché tutti i professionisti del Pubblico impiego diventino una Categoria a tutti gli effetti ed abbiano uguale trattamento e uguali diritti e doveri, secondo la logica che chi fa lo stesso lavoro e si assume responsabilità simili debba avere lo stesso trattamento complessivo…. In estrema chiarezza senza sotterfugi e soprattutto senza lottare tra "poveri" all'interno di un contratto che volendo a tutti i costi racchiudere in se di fatto tutte le categorie proprie dello Stato finisce per disincentivare tutti senza dare risposte a nessuno.
Noi dell'ANTEL abbiamo il coraggio di dire cosa vogliamo e per chi lo vogliamo, perché siamo certi che solo chi ha questo coraggio non ha nulla da nascondere e soprattutto perché non fa parte del nostro modo di essere chiedere per togliere ad altri (vedasi articolo sul UN NUOVO VIRUS…. ) ma invece noi vogliamo avere quello che i tecnici meritano grazie al loro lavoro e alla loro professionalità quotidianamente messa a disposizione di tutti, così come altri lavoratori degli Enti locali meriterebbero di più proprio in funzione dell'apporto di conoscenza e capacità operativa che esprimono.
Arrivato alla fine di questa piccola riflessione una domanda mi sorge spontanea….. vuoi vedere che siamo NOI i "confederali" e gli altri …..i "Corporativi" , ma chi se ne frega degli epiteti vetusti legati ad un mondo che sta cambiando in cui da anni si sta cercando di fare gli Stati Uniti di Europa e qui qualcuno continua ad osteggiare la nostra richiesta di creare la categoria dei tecnici e professionisti del Pubblico impiego….vorrà dire che creeremo un movimento europeo per ottenere quello che alcuni "Italici" appena arrivati dal 1846 …. Non sanno chiamarsi …..birra ma, appena assaggiata ne rimangono entusiasti….
La nostra Birra che sarà senza dubbio vincente non può che chiamarsi… Area Professionale … aiutateci a distillarla e vedrete che poi TUTTI la vorranno Bere…
Pareri in archivio
Dalla parte dei dipendenti ......... 10 aprile 2008
Corporativismo, coraggio delle...21 giugno 2006
ANTEL, perchè un sito ..............20 giugno 2006
Dalla rappresentatività, alla ...7 settembre 2007
Perchè le donne sono.................8 marzo 2008
Perchè le donne sono welfare che.....cammina
PERCHE' LE DONNE CHE LAVORANO SONO "WELFARE" CHE CAMMINA?
Il nostro è un paese latino, anzi un po' levantino, per lo più cattolico e mammone che nella sostanza, nonostante la rivoluzione culturale femminile degli anni '70, non è cambiato.
Non è cambiato in profondità, anzi l'attualità sembrerebbe vederlo culturalmente in regressione.
A nulla sembrerebbe valere il fatto che le donne che lavorano sono notevolmente aumentate, resta il nocciolo duro del contesto social-culturale. Dico questo fresca di esperienza, avendo da poco partecipato ad un convegno nazionale sulle pari opportunità (l'ennesimo!) in cui il tema è stato trattato nella sua generalità. Dunque?
Dunque, nulla di nuovo sotto il sole.
Poco importa che chi ci governa sia di destra, di centro o di sinistra, i nostri Governi non hanno mai saputo o voluto affrontare il problema dall'origine.
Cioè che il nostro è un paese che non fa figli e che invecchia più di altri.
Che c'entra questo con le donne? C'entra eccome! E non solo per questioni biologiche.
Com'è che la politica non ha mai preso in considerazione un vero piano dello stato sociale che si faccia carico davvero ed in modo serio di bambini e anziani?
Perché la cura dei piccoli e dei vecchi ricade ancora sulle spalle delle donne?
Obiezione! Sì è vero, però sono state emanate apposite leggi per agevolare le persone che lavorano e contemporaneamente devono anche occuparsi di anziani e bambini e non necessariamente devono essere sempre donne.
Ecco sancito il principio e salvata la coscienza.
E invece no, perché non è così che funziona.
Le donne che lavorano, in qualunque luogo prestino la loro opera, lo fanno in un contesto pensato al maschile ed è così anche in quelle professioni considerate femminili, perché secondo voi chi le ha etichettate come tali? Ovvio quindi che anche i sani principi cozzino con una realtà durissima e talvolta espulsiva.
Cerco di spiegarmi meglio e restiamo pure nell'ambito del pubblico impiego che dall'esterno è visto come luogo di "facilitazioni", guardando con attenzione alle donne nell'ambito degli uffici tecnici o con professione tecnica. Ad esempio, sei geometra, architetto, ingegnere, agronomo? Bene, al 95% il tuo collega omologo sarà il tuo capo. Scomponiamo ancora i dati, se per caso vuoi essere anche madre hai meno del 50% di possibilità di poter avanzare persino rispetto alle altre donne.
Perché accade? Verrebbe spontaneo dire per puro egoismo, ma sarebbe un ragionamento per quanto vero considerato di "pancia", cioè tipicamente femminile. Allora facciamolo questo ragionamento di testa (incredibile ma vero, ce l'hanno anche le donne!)
Che coerenza c'è in una società che denuncia il calo demografico, che chiede più figli, che si vanta di essersi dotata di una politica occupazionale sempre meno di genere e quindi senza distinzione fra i sessi, anzi propone azioni positive per l'incremento dell'occupazione femminile, e l'emarginazione delle donne nei luoghi di lavoro che per scelta o per costrizione si occupano dei figli o dei genitori anziani? O di entrambi a volte, purtroppo.
Nessuna, proprio nessuna.
Il fatto è che questa stessa società non ha mai modificato la sua rigidissima organizzazione del lavoro, ancora una volta costruita intorno al sesso maschile. Tutto ruota sulla presenza "fisica" nei posti di lavoro, sei, otto ore o anche più, giornaliere, per cinque o sei giorni alla settimana per conquistare carriera e salario accessorio. Il premio di produttività ed il passaggio orizzontale non sono forse legati anche alla presenza? Che razza di sconvolgimento sarebbe rivedere l'organizzazione del lavoro, calcolarne gli inevitabili tempi morti e periodi addirittura, che fanno della gran parte dei dipendenti dei "prigionieri del badge", ma che per carità stiano ai loro posti, qualcuno potrebbe forse aver bisogno di loro. Il luogo di lavoro concepito come caserma non è più attuale e non è più rispondente alle esigenze di un mondo in profondo mutamento; quello che deve valere, già ora, ma soprattutto nei prossimi anni è la specializzazione, la professionalità e di conseguenza l'elevata prestazione, su questi valori si dovranno calibrare anche i compensi, molto di più che sulla presenza, spesso passiva, negli uffici, quando questa è concepita come rigido orario di lavoro. Questo però significa un grande salto di qualità del pensiero sindacale e della contrattazione in generale e le donne, se vogliono far passare nuove concezioni del lavoro, per se stesse e per tutti, non possono restarne fuori o ai margini. E' necessario avere il coraggio di stravolgere due degli aspetti essenziali che frenano ed impediscono la carriera ed il riconoscimento economico alle donne:
- la concezione di stato sociale;
- la concezione di organizzazione del lavoro.
Sarebbe troppo lungo sviluppare qui i due elementi, ciò che mi importa è l'essere riuscita, spero, a mettere in evidenza la loro interconnessione e farne motivo di riflessione per tutti. Sarebbe interessante conoscere i pareri di donne e uomini su come affrontare i cambiamenti verso la direzione di un nuovo welfare ed un nuovo lavoro, cercando di non cadere nella trappola del non si può fare, non si farà mai.
Ricordo a tutti, in special modo a chi non lo sapesse, che i ferrovieri si opponevano all'inserimento delle donne macchiniste perché non avevano il gabinetto e facevano pipì dal finestrino! Inutile dire che la presenza delle donne ha reso più dignitoso anche il lavoro dei macchinisti uomini.
Tiziana Avanzo
Dalla rappresentatività alla....omologazione
Nel testo dell'accordo quadro sulla fruizione dei distacchi sindacali si è fatta strada una nuova e dirompente teoria sulla Rappresentatività, teoria spinta e sostenuta da quelle sigle sindacali che ormai da tempo mal sopportano la vicinanza con organizzazioni che, pressoché prive di cinghie di trasmissione con questo o quel partito, pongono al centro delle loro rivendicazioni i diritti dei lavoratori tentando di svincolarli da visioni di crescita e di sviluppo che troppo sovente sono l'altra faccia della stessa medaglia di gestione del potere.
E' ovvio che il proliferare di sigle e siglette possa sembrare ad un osservatore disattento un elemento di confusione e di rallentamento nelle varie fasi di confronto con le pubbliche amministrazioni e finisca per essere, sempre secondo il nostro amico disattento, un impedimento alla crescita della categoria e alla snellezza dei rapporti sindacali tra le parti. Vorrei far notare che proprio la crescita di varie forme di rappresentanza attraverso meccanismi e soggetti aggregativi dimostra invece come vi sia un forte bisogno di rinnovamento sia nei sistemi rivendicativi che nelle vere e proprie piattaforme; mi spiego meglio, l'egualitarismo spinto che trae origine da una visione della società propria dell'inizio dell'era industriale in cui esisteva il "Sior Paron dalle belle braghe bianche …" visione che ha articolato il suo modo di combattere questo tipo di società attraverso due facce di una medaglia, come detto sopra, ha portato alla nascita da un lato dei partiti politici che attraverso la loro azione "politica" dovevano combattere la lotta di classe (operaia) per andare verso una società più giusta ed equa, mentre dall'altro lato si è proceduto alla creazione degli strumenti necessari a contrastare sul posto di lavoro lo strapotere del "padrone" creando movimenti ed organizzazioni di natura sindacale ed ambedue le facce di questa medaglia dovevano lottare per raggiungere il fine comune essendo di fatto costituite nei loro organi dirigenti dalle stesse persone o da persone espressione dello stesso partito. Questo tipo di intreccio ha avuto indubbiamente il merito storico di contribuire a creare una società più giusta e più equa, ma ha però sofferto contemporaneamente, in alcuni casi, della utopia ideologica da un lato basata sul marxismo spinto e dall'altro su una visione a più ampio spettro, ma comunque distorta di una società cattolica in cui lo Stato, seppur laico, non poteva e non doveva percorrere strade legislative che non tenessero conto della cristianità.
Basta ricordare che negli anni 50 con la nascita di una terza componente sindacale (la UIL) chiaramente riconducibile ad alcuni partiti politici, questa venne fortemente osteggiata e in qualche caso combattuta proprio da chi mal sopportava un nuovo soggetto che finiva per propugnare una visione di una società diversa rispetto ai modelli consolidati e al ruolo strategico e di condizionamento del potere ormai assunto.
Per vari motivi lunghi da spiegare poco alla volta questa terza confederazione ha finito per essere accolta e come dice la canzonetta "…Se prima eravamo in due a ballare l'hully gully …adesso siamo in tre a….".
Ovviamente la storia si ripete e quando qualche nuova formazione sia essa un sindacato o un raggruppamento organico di varie sigle comincia a prendere piede e a farsi conoscere ed apprezzare per la bontà delle sue proposte o per la sua non omologazione con questo o quel partito…… bisogna osteggiarlo, bisogna emarginarlo o peggio si deve cercare di eliminarlo dalla scena politico-sindacale perché diventa una turbativa agli equilibri di potere ormai consolidati e peggio ancora porta via, dalle sigle tradizionale, quegli iscritti ormai delusi dal logorio determinato da chi nel nome del cambiamento ormai tutto fa…meno che cambiare.
Ed ecco che nel testo dell'accordo quadro, di cui ho accennato all'inizio, è nata una nuova interpretazione della rappresentatività, secondo la quale hanno diritto ad essere rappresentative solo quelle sigle che sono esse stesse singolo sindacato e non coordinamenti o altre forme di aggregazione di più soggetti, interpretazione che di fatto garantirebbe, allo stato attuale, la rappresentatività solo a 3 soggetti, provate ad indovinare quali sono…? Strana teoria…. Riflettendo mi verrebbe da pensare che se si applicasse con gli stessi criteri e con la stessa tempistica…ci ritroveremmo senza Governo. Sarà pur vero che è allo studio una nuova legge elettorale che vuole creare degli sbarramenti a chi non supera determinate percentuali di voti, ma comunque vada a finire senza dubbio verrà preservato un diritto costituzionalmente garantito e cioè la libera e democratica libertà di espressione e di aggregazione, cosa che invece nella interpretazione di cui stiamo parlando viene sistematicamente violata.
Per non farla troppo lunga, anche se il discorso potrebbe affrontare altri temi interessanti, quello che mi sento di dire è che se qualcuno pensa o ha pensato di metterci fuori dalla porta della rappresentatività sindacale sperando in tal modo che NOI come altri avremmo finito di dedicarci o alla coltivazione delle rose oppure a svolgere un mero ruolo di "informazione tecnica" finendo per tradire la fiducia di tutti quelli che da anni ci vedono come difensori delle loro legittime aspettative, ebbene questo qualcuno ha sbagliato i suoi calcoli.
Proprio da queste difficoltà che ci vengono gettate tra i piedi sapremo trovare la forza e soprattutto la ferrea volontà di continuare a batterci e difendere il ruolo che ci siamo conquistati nel pieno rispetto del lavoro e dei sacrifici fatti da molti nell'interesse dei propri iscritti e chi sperava, forse, di poterci omologare ed asservire si accorgerà che come dice il proverbio solo "chi troppo in alto sal, cade sovente …..precipitevolissimevolmente ."